La notizia credo sia di oggi. la Fiera del Libro di Torino ha invitato Israele come nazione ospite. Ogni anno viene scelto un paese su cui focalizzare l'attenzione, e quest'anno è toccato al paese di Amos Oz. Apriti cielo. Subito sono scoppiate le proteste. Invitare Israele è un atto contro la Palestina.
Quasi che riconoscere Israele come entità statale sia negare l'esistenza della Palestina. Questa in realtà è la tesi di molti gruppi palestinesi, ma credevo che in Europa fosse un concetto superato. Israele deve esistere accanto allo stato palestinese, non al posto dello stato palestinese. E viceversa.
Poi credo che ci sia un'altra corrente. Israele esiste, e va bene, dice questa corrente, ma non ci piace quello che fa. Allora noi non la vogliamo negli eventi internazionali, così magari si redime..
Quest'ultimo atteggiamento, questa censura culturale, mi fa paura. Perchè qui non parliamo di governi, qui parliamo di scrittori, di libri di pensieri, di parole. E impedire a qualcuno di parlare in base alla sua nazione di provenienza mi pare molto pericoloso.. Perlomeno non profuma molto di libertà..
Particolare finale.. Israele ha dato moltissimo alla letteratura, e i suoi scrittori forse sono i migliori portatori di pace che ha.
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